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15 gennaio 2022 Aldo Di Giacomo, nel clima generale di “buonismo” nei confronti dei detenuti, le continue aggressioni ad Agenti passano inosservate

Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria
Pubblicato da in Segreteria ·

“Nel clima generale di “buonismo” nei confronti dei detenuti, anche per effetto della diffusione del Covid, rischiano di passare inosservate le quotidiane aggressioni contro gli agenti penitenziari come è avvenuto, nelle ultime 24 ore, a Cremona con un detenuto che ha messo un coltello alla gola di un agente e a Parma con due agenti intossicati dal fumo di un incendio appiccato in cella. Di fronte alla “caccia all’agente” almeno noi non rinunciamo a chiedere di mettere fine, una volta per tutte, alla campagna di delegittimazione del personale penitenziario che si protrae da lunghi mesi e a riabilitare i servitori dello Stato che si oppongono contro il tentativo, purtroppo sempre più riuscito, di criminali di imporre il proprio controllo delle carceri”. Ad affermarlo è il segretario generale del S.PP. Aldo Di Giacomo che aggiunge: “ci saremmo aspettati dalla Ministra Cartabia in occasione della sua visita al carcere di Sollicciano non solo parole di circostanza. Ma è lei stessa che ammette che deve ancora rendersi conto delle “tante criticità” presenti nel carcere toscano come in tutti gli altri del Paese. In questo contesto ci preoccupano ancora di più le conclusioni della relazione del prof. Marco Ruotolo, presidente della Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario istituita dalla stessa Ministra, perché si limitano a fotografare l’esistente, tra l’altro, usando una macchina del tutto inadeguata con obiettivo sfocato. Si ignora così che le carceri per i detenuti appartenenti a clan, gruppi malavitosi organizzati, continuano a “fare scuola” nel senso che negli istituti penitenziari la diffusione di armi, telefonini, droga è un sistema consolidato come dimostrano i continui ritrovamenti e sequestri. Mentre altre sigle sindacali sembrano averlo scoperto solo oggi, noi – dice Di Giacomo – sono anni che abbiamo denunciato le “celle bazar” e messo in guardia e perciò rinnoviamo le richieste di potenziamento di strumenti tecnologici e uomini e donne con l’assunzione di almeno 7 mila nuove unità.
Sono queste le uniche condizioni se lo Stato vuole realmente fronteggiare l’attacco dei criminali e tutelare il personale penitenziario”. Sappiamo bene che riaffermare la presenza dello Stato in carcere – continua Di Giacomo – non è facile perché c’è la necessità di resettare tutta l’attività dei vari Ministri di Grazia e Giustizia che si sono succeduti in tanti anni. Gli effetti di decenni di sottovalutazioni, provvedimenti scoordinati, sono a tutti evidenti ma la politica non può cercare altri alibi”.



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