01 marzo 2020. Casi tbc in carcere Agrigento: Di Giacomo, non ci basta dire che avevamo messo in guardia

Attività, Comunicati

“Per noi sarebbe facile dire che avevamo messo in guardia tutte le autorità istituzionali nazionali e regionali del sistema carcerario e sanitario.

Ma per responsabilità non ci limitiamo alla denuncia e rilanciamo la proposta anche perché di fronte  all’ “emergenza coronavirus” siamo in presenza di un segnale chiaro da interpretare sulle reali condizioni di salute che si registrano negli istituti penitenziari italiani dal nord al sud del Paese, nessuno escluso”.

È il commento del segretario generale del S.PP. Aldo Di Giacomo dopo che venti, tra personale civile, agenti di polizia giudiziaria e detenuti del carcere di Agrigento sono risultati positivi al test che accerta la tubercolosi. In un dossier del S.PP. consegnato al Ministero della Salute emerge che nelle carceri d’Italia due detenuti su tre sono malati, tra i 25mila e i 35mila sono affetti da Epatite C, in aumento Hiv positivi (5.000) e tubercolosi, almeno un migliaio i detenuti con problemi mentali nelle celle di istituti normali e 1200 in istituti specifici.

Tra i detenuti siciliani ci sono 2.416 tossicodipendenti, 1.261 che soffrono di malattie epato-biliari, 1.156 con depressione o altre manifestazioni psicopatologiche, 760 con malattie infettive (escluso Hiv), 642 con malattie respiratorie, 449 detenuti con piaghe da decubito, 351 affetti da malattie renali e 251 con diabete mellito, solo per citare alcune patologie.

L’Epatite C è tuttora l’infezione maggiormente presente nella popolazione detenuta in Italia anche a causa dell’alta percentuale di tossicodipendenti (un terzo del totale).

A questi vanno aggiunti 6.500 portatori attivi del virus dell’epatite B. Gli Hiv positivi sono circa 5.000. I medici nelle carceri sono sempre meno.

Ogni duecento pazienti detenuti dovrebbe esserci un medico, mentre l’incolumità professionale non è garantita perché esiste un burnout di lavoro insostenibile.

«E allora di fronte a questi dati allarmanti – chiede Di Giacomo – come si fa a sottovalutare il coronavirus? È stato sufficiente ad Agrigento che un detenuto non fosse stato isolato a provocare la diffusione della tubercolosi che si trasmette per via aerea: un colpo di tosse o uno starnuto sono elementi sufficienti a far veicolare verso altre persone la malattia che va a colpire direttamente i polmoni.

Il carcere è territorio tra infettivologia e psichiatria con i continui casi di suicidio ed autolesionismo. Pertanto è urgente predisporre un piano straordinario di prevenzione delle malattie infettive che coinvolga il personale in servizio e la popolazione carceraria.

Quanto al coronavirus – dice Di Giacomo che sta tenendo un tour tra le carceri del nord e del centro “non ci sono notizie di contagi ma, per ora, di una decina di detenuti in isolamento, alcuni tamponi negativi.

Tuttavia, le misure messe in campo nelle carceri non sono sufficienti. Se si dovesse verificare anche solo un contagio, il virus si diffonderebbe al 100 per cento – perché i detenuti vivono in spazi molto stretti – come del resto insegnano le cronache delle carceri cinesi e delle navi crociera, la situazione sarebbe dunque esplosiva, con tutto ciò che comporta l’evacuazione di un carcere sino a 3 mila detenuti”.

Il Segretario Generale

Dott. Aldo Di Giacomo

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