19 gennaio 2023 Messina Denaro, Aldo Di Giacomo: “la successione non può prescindere dalla volontà dei capo mafia e boss di Cosa Nostra che sono rinchiusi in carcere come lui al 41 bis”

Primo piano

“La successione a Messina Denaro non può prescindere dalla volontà dei capo mafia e boss di Cosa Nostra che sono rinchiusi in carcere come lui al 41 bis”.

Così il segretario generale del S.PP. – Sindacato Polizia Penitenziaria – Aldo Di Giacomo che invita a “smorzare l’eccessivo clima di entusiasmo alimentato da quanti credono che la mafia sia sconfitta. Tutt’altro.

Sui territori siciliani ci sono presenze di personalità carismatiche in grado di prendere il suo posto.

Senza escludere le donne che, superando l’antica visione mafiosa maschilista, hanno già avuto, in varie circostanze, ruoli di primo piano e di comando specie dopo gli arresti dei mariti e degli uomini di famiglia.

Anche se ci vorrà ancora del tempo per comprendere l’evoluzione della gerarchia mafiosa e come cambierà l’organizzazione, se tornerà ad essere verticistica o collegale, bisogna adesso – dice Di Giacomo – manifestare la massima attenzione di cosa accade nelle celle degli istituti che come quello de L’Aquila registrano presenze di detenuti a regime duro. Insistiamo: da una parte si deve impedire che da Messina Denaro e dagli altri mafiosi arrivino all’esterno messaggi e dall’altra raccogliere ogni dettaglio.

È un compito non facile – aggiunge Di Giacomo – sia perché gli agenti del Gom (Gruppo Operativo Mobile) della Polizia penitenziaria, un gruppo specializzato, chiamato a operare su problemi specifici come la detenzione dei boss, sono pochi in un rapporto intorno a 0,5 per 1 detenuto 41 bis e sia perché a rendere più difficile la sorveglianza ci sono anche norme europee a tutela della privacy.

Quanto ai rapporti con l’esterno – dice il segretario del Sindacato della Polizia Penitenziaria – non è casuale che Messina Denaro abbia scelto per la difesa la nipote Lorenza Guttadauro (nata da sua sorella Rosalia e dal figlio del boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro)”.

«Impedire che al boss arrivino messaggi dall’esterno»

Il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria, Aldo Di Giacomo, ha ribadito ora la necessità di avere «massima attenzione su cosa accade nelle carceri, dove vi sono boss sottoposti al 41bis».

Al regime di “carcere duro” all’Aquila ci sono diversi nomi pesanti di Cosa Nostra, come Filippo Graviano, condannato all’ergastolo per essere stato uno dei mandanti delle stragi del ’92 e del ’93 e per l’uccisione di don Pino Puglisi, e Sandro Lo Piccolo, figlio del “barone di San Lorenzo” Salvatore, considerato uno dei boss più pericolosi di Cosa Nostra. L’obiettivo per Di Giacomo dev’essere pertanto quello di «impedire che da Messina Denaro e dagli altri mafiosi arrivino all’esterno messaggi e dall’altra raccogliere ogni dettaglio».

Un compito «difficile», sottolinea il segretario del sindacato, sia a causa della mancanza di personale all’interno del penitenziario, sia per le norme europee a tutela della privacy.

Al momento il carcere dell’Aquila ospita dodici donne – è l’unico penitenziario con la sezione femminile per il regime 41bis – e circa 160 uomini.

Il Segretario Generale

Dott. Aldo Di Giacomo

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