29 dicembre 2021 Aldo Di giacomo: siamo dalla parte del comitato collaboratori di giustizia

Attività, Editoriale Aldo Di Giacomo

“Anche noi come il Comitato collaboratori di giustizia (Cogi) da tempo abbiamo messo in guardia la Ministra Cartabia: le carceri italiane sono diventate un colabrodo dove entra di tutto, dalle armi alla droga ai telefonini.

Soprattutto nelle carceri di Campania, Sicilia e Calabria dove sono detenuti i più pericolosi appartenenti ai clan di camorra, mafia e ndrangheta arrestati proprio grazie ai collaboratori di giustizia.

Ma la lettera che la portavoce del Comitato ha inviato alla Ministra non è solo un nuovo pesante atto di accusa.

Essa dovrebbe introdurre un’attenta riflessione perché se nelle carceri comandano ancora “loro”, il rischio è di indebolire l’importante e significativo apporto alle grandi inchieste di mafia e criminalità organizzata che è venuto dai collaboratori di giustizia”.

Così il segretario generale del S.PP. Aldo Di Giacomo che aggiunge: “si pensi solo agli effetti dell’uso nelle celle anche di sezioni speciali degli istituti penitenziari dei telefonini da parte di capi mafia e boss che continuano ad impartire ordini ai clan dei territori.

Un pericolo costante per collaboratori di giustizia familiari da disinnescare quanto più rapidamente e nettamente possibile.

Per questo sosteniamo l’iniziativa del Cogi a cui va data una risposta adeguata con misure e provvedimenti urgenti dimostrando da che parte sta lo Stato e mettendo fine alla “campagna buonista”.

Il rischio è che serpeggi la sfiducia nello Stato e si scoraggi la collaborazione che, come ben sanno i magistrati campani, siciliani e calabresi ha avuto un apporto essenziale per contrastare camorra, mafia e ndrangheta.

Chi continuerà a collaborare sapendo che dal carcere si prosegue a delinquere, a dirigere i traffici criminali e di morte?

I fatti pressoché quotidiani degli istituti penitenziari del Paese confermano infatti che a comandare sono sempre e solo loro, i criminali che vogliono imporre il proprio controllo di traffici e la propria supremazia sullo Stato dentro e fuori.

Ad accrescere il livello di tensione – continua il segretario generale del S.PP. – da una parte la diffusa convinzione di restare impuniti o al massimo come è accaduto per gli otto detenuti autori a Modena di una maxi rissa di una sanzione di 250 euro e dall’altra il clima di delegittimazione del personale penitenziario che ormai è fortemente diffuso dai fatti di Santa Maria Capua Vetere che alimenta la convinzione tra i capi gang di poter adesso osare sempre di più nella sfida allo Stato che ha ammainato bandiera bianca.

È bene che i cittadini si rendano conto che nelle carceri non sono reclusi vittime o angeli, ci sono autori di crimini efferati per i quali da tempo invece si sostengono la clemenza e provvedimenti di indulto.

Noi non ci stiamo a mettere sullo stesso piano i servitori dello Stato e i criminali che pretendono il controllo del carcere e sono un costante pericolo dell’ordine pubblico e la minaccia per la libera convivenza dei cittadini tanto più se collaborano con i magistrati.

Soprattutto dopo gli impegni solenni del presidente Draghi e del ministro Cartabia, è ora che ci si occupi seriamente dei problemi del sistema penitenziario senza illudersi che sfollando le celle, tutto si risolva di colpo”.

Il Segretario Generale

Dott. Aldo Di Giacomo

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