2 marzo 2026 Di Giacomo carceri nel caos: “Sistema al punto di non ritorno, comandano i delinquenti”. Situazione ormai “fuori controllo” negli istituti penitenziari italiani

Attività, Comunicati

Rivolte, aggressioni, suicidi, traffici illeciti gestiti dall’interno delle celle.

È un quadro drammatico quello che emerge dalle parole di Aldo Di Giacomo, segretario generale della Polizia Penitenziaria (F.S.A.-C.N.P.P.-S.PP.), che denuncia una situazione ormai “fuori controllo” negli istituti penitenziari italiani.

«È una vergogna senza fine», afferma Di Giacomo, elencando una sequenza di episodi che, nel giro di poche ore, hanno riportato le carceri al centro dell’emergenza nazionale: la rivolta nel carcere di Oristano, istituto di alta e media sicurezza; il blitz nella casa circondariale di Foggia, dove è stato individuato un detenuto su TikTok e sono stati sequestrati droga e smartphone introdotti con un drone; l’aggressione a tre agenti penitenziari a Vicenza; il suicidio di un detenuto egiziano a Vibo Valentia.

Secondo il sindacato, non si tratta di fatti isolati ma della spia di un sistema al collasso. «Solo chi si copre gli occhi non vuole vedere che siamo a un punto di non ritorno», attacca il segretario, ricordando come la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo abbia già in passato stigmatizzato le condizioni del sistema penitenziario italiano. Un sistema che, sostiene, avrebbe ormai superato per criticità persino realtà considerate storicamente più problematiche.

Il 2025 viene definito “anno horribilis” per le carceri, soprattutto per il personale in divisa. I numeri forniti dal sindacato parlano di circa 1.900 aggressioni ai danni degli agenti, con episodi di sequestro di personale da parte di detenuti, anche giovanissimi.

In un altro passaggio si fa riferimento a 2.400 agenti feriti e costretti a ricorrere alle cure mediche.

Dati che fotografano, secondo Di Giacomo, una quotidianità fatta di turni massacranti, fino a 10-12 ore consecutive, spesso senza servizi adeguati come la mensa.

Sul fronte delle soluzioni, il segretario giudica insufficienti le misure previste dalla Legge di Bilancio 2026, che stanzia 140 milioni di euro per l’ampliamento di alcune strutture e prevede l’assunzione di 3.500 agenti entro il 2028.

«Assunzioni spalmate in tre anni, che non riusciranno nemmeno a coprire i vuoti di organico dovuti ai pensionamenti», osserva.

Per affrontare seriamente l’emergenza, secondo il sindacato, servirebbero almeno 7.000 nuovi poliziotti penitenziari.

Resta inoltre il nodo del sovraffollamento, con un tasso di affollamento tra i più elevati dell’Unione europea.

Gli interventi strutturali annunciati, sottolinea Di Giacomo, riguardano solo sette istituti e non sempre quelli nelle condizioni più critiche.

«Misure che rischiano di avere effetti marginali sui problemi principali, come già accaduto con l’introduzione dello spray al peperoncino», aggiunge.

Ma l’accusa più grave riguarda la gestione interna delle carceri.

«Occorre un’operazione verità – afferma – senza nascondere che in molti istituti comandano i clan della criminalità organizzata, gestendo traffici di droga e telefonini».

Da qui la richiesta di individuare precise responsabilità politiche e amministrative, chiamando in causa il sottosegretario alla Giustizia con delega al Dap e i vertici dell’Amministrazione penitenziaria.

L’obiettivo, conclude il segretario, è «mettere fine alla negazione della gravità della situazione» e restituire dignità al sistema penitenziario italiano e al lavoro degli agenti, «che ogni giorno rischiano l’incolumità personale».

Un grido d’allarme che riaccende i riflettori su un’emergenza strutturale, tra sicurezza, diritti e carenze croniche di organico, destinata a restare al centro del dibattito politico.

Il Segretario Generale

Dott. Aldo Di Giacomo

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