4 novembre 2019. Inchiesta procura Palermo: Di Giacomo, tanto vale farli uscire tutti

Attività, Editoriale Aldo Di Giacomo

“Gli istituti di pena, anche quelli con detenuti sottoposti (non si sa ancora per quanto tempo) al 41 bis, sono diventati alberghi a tre stelle dove entra ed esce di tutto.

Dopo la “prova provata” dell’inchiesta della Procura di Palermo che ha fermato 5 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa e favoreggiamento tanto vale chiudere le carceri e trasferire gli “ospiti” direttamente in albergo”.

È il commento del segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo agli sviluppi dell’inchiesta che ha portato in carcere, tra gli altri, il capomafia di Sciacca Accursio Dimino e Antonello Nicosia, membro del Comitato nazionale dei Radicali italiani per anni “impegnato” in battaglie per i diritti dei detenuti.

“La vicenda – continua il segretario del S.PP., inoltre, testimonia l’ingenuità ed inesperienza della parlamentare molisana Occhionero che, senza alcuna precauzione, si è fatta accompagnare nelle visite a capimafia da chi per i magistrati teneva contatti con i mafiosi fuori dal carcere ai quali evidentemente avrebbe trasferito i “pizzini”. È da anni – dice Di Giacomo – che denunciamo, inascoltati, a Ministro di Grazia e Giustizia e DAP che consentire ai Garanti per i detenuti, persino quelli nominati dai Comuni, e a troppe persone i contatti con capi mafia e terroristi rappresenta un pericolo perché favorisce le attività criminali sui territori.

Accade invece che gli ordini partono dalle celle o attraverso questo genere di visite oppure più comodamente attraverso il telefonino. Non sottovalutiamo che nel giro di un anno nei penitenziari italiani sono stati sequestrati oltre2.100 telefonini. E sempre in entrata c’è di tutto: dall’aragosta allo champagne.

A questo punto credo che potremmo risparmiare 300 euro a detenuto, è questo il costo giornaliero della detenzione per detenuto a carico di noi cittadini, tanto – continua Di Giacomo – la carcerazione ai fini della prevenzione di ulteriori reati il carcere non ha senso; infatti, dal carcere riescono a gestire i traffici e garantirsi maggiore sicurezza di quanto potrebbero fare dall’esterno. Tanto prima o poi si dovranno scarcerare mafiosi e terroristi.

Come se non bastasse la Corte europea dei diritti dell’Uomo la recente sentenza della Corte costituzionale uccide per la seconda volta le vittime di mafia e della criminalità organizzata, offende le loro famiglie, delegittima il lavoro del personale che oltre a contrastare il “controllo” del carcere ad opera di mafiosi, adesso subirà un nuovo affronto con i mafiosi che potranno sbeffeggiarci.

Una pronuncia di grande impatto, perché non riguarda solo i 1.250 condannati all’ergastolo ostativo, ma anche chi sta scontando pene minori per mafia, terrorismo, violenza sessuale aggravata, corruzione e in generale i reati contro la pubblica amministrazione.

Sulle conseguenze della sentenza – ci dicono – sono al lavoro gli uffici del ministero della Giustizia. A noi non basta sapere che si pensa al ricorso come è già avvenuta, in maniera del tutto formale e del tutto inefficace, con la Corte Europea.

Dobbiamo fermare questa assurdità perché come se non bastassero tutti i benefici – dalla semilibertà ai permessi-premio – l’eccesso di fiducia, perché di questo si tratta, si traduce nei numerosissimi episodi di cui la cronaca è piena con detenuti che aggrediscono il personale penitenziario, evadono, detenuti non sottoposti al 41 bis in permesso-premio che uccidono o rapinano. Figuriamoci cosa accadrà adesso per gli ergastolani “da redimere”.

Per il S.PP. “altro che costruire nuove carceri, come il progetto di Nola in Campania con le celle aperte; bisogna mettere fine a questo sistema carcerario tipicamente italiano che rappresenta un pericolo per i cittadini e più direttamente per il personale penitenziario, di fatto delegittimato dalle sue funzioni e dai suoi compiti.

Altrimenti meglio nuovi alberghi”.

Il Segretario Generale

Dott. Aldo Di Giacomo

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