11 aprile 2026 Sentenza Cassazione esclude reato tortura agenti San Gimignano – Di Giacomo, estenderla a tutti i casi, gli agenti siano richiamati in servizio

Attività, Comunicati

“La sentenza della Corte di Cassazione che ha escluso il reato di tortura per dieci agenti indagati per i fatti del carcere di San Gimignano risalenti al 2018 è una sentenza storica che raccoglie la nostra altrettanto storica, perché datata nel tempo, richiesta di cambiare il reato di tortura”.

È il commento del segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo: “In attesa di leggere nella sua completezza il dispositivo della sentenza, dalle prime informazioni dei media, il procuratore generale Nicola Lettieri, ha chiesto l’annullamento delle condanne degli agenti accusati di tortura non solo “per assenza di elementi sufficienti a pervenire alla certa affermazione di responsabilità”, ma fa riferimento, per la prima volta al “difficile contesto” creato dalle rivolte dei detenuti e quindi alla difficoltà di “agire in una polveriera dove gravitavano detenuti pericolosi in conflitto tra loro e con gli agenti”.

È questa la tesi che abbiamo sempre sostenuto perché si tenesse conto della situazione che si verifica sempre in occasione di rivolte e violenze che coinvolgono tutti insieme anche centinaia di detenuti con l’impiego di vere e proprie armi improprie, le aggressioni al personale e le devastazioni di intere sezioni.

La sentenza non si estende solo agli altri agenti di San Gimignano imputati del delitto infamante ma, a nostro parere, deve riguardare tutte le inchieste in corso.

Pertanto chiediamo che tutti gli agenti sospesi dal servizio, in attesa dell’ultimo grado di giudizio e in conseguenza della sentenza di Cassazione, tornino in servizio o vengano chiamati in servizio presso altre carceri da quelle di assegnazione.

È questa una questione di dignità del personale penitenziario che continueremo a difendere a denti stretti coinvolgendo il Ministero alla Giustizia e il Dap.

Lo abbiamo detto in occasione dell’approvazione del decreto sicurezza che introduce lo scudo penale (o “annotazione preliminare”) per le forze dell’ordine, inclusa la polizia penitenziaria.

Non è questo il provvedimento che vogliamo. Se non si interviene seriamente, da parte del Governo, con la modifica del reato di tortura, infamante e ampiamente superato dalla sempre più grave situazione delle carceri con una sessantina di agenti aggrediti la settimana, il cosiddetto “scudo penale” introdotto nel pacchetto sicurezza, almeno per il personale penitenziario, non servirà a nulla”.

Si continua a sottovalutare che gli agenti penitenziari, quali servitori dello Stato nell’espletamento del servizio, sono quelli tra le forze dell’ordine che subiscono il maggior numero di provvedimenti giudiziari e/o disciplinari e al tempo stesso quelli tra tutte le forze dell’ordine che subiscono il maggior numero di aggressioni e violenze.

Per tutto questo siamo preoccupati che il confronto-scontro sul sistema penitenziario sia tutto politico mettendo in secondo piano i problemi reali del carcere, dei servitori dello Stato e dei detenuti. Non si sottovaluti ulteriormente – sottolinea Di Giacomo – che il problema sicurezza nelle carceri è un problema di sicurezza nazionale come testimoniano inchieste e vicende di capomafia che dalle celle continuano a dare ordini sui territori e a seminare morte e paura tra i cittadini.

Dunque, siamo interessati ai profili del nuovo staff che dirigerà l’Amministrazione Penitenziaria per ridare piena fiducia e soprattutto tutela al personale penitenziario”.

Il Segretario Generale

Dott. Aldo Di Giacomo

Dott. Aldo Di Giacomo

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